Saluti dal Ciad – Giacomo Ricci

Ciao!

Buon Natale e buon anno!

Vi scrivo dal Ciad!

Ormai sono 10 mesi che mi trovo qui in mezzo al cuore dell’Africa.

Va tutto bene, e qui mi trovo molto bene. Non passa giorno senza che pensi a voi, la mia comunità di provenienza, a voi che, in un modo o in un altro, mi avete portato e accompagnato a questa scelta di donare un po’ di tempo in questa terra, e che allo stesso tempo mi state accompagnando nel cammino!

Vi ringrazio e vi abbraccio forte. Non passa giorno che non pensi a qualcuno dei vostri volti, a qualcuna delle vostre voci, al tempo passato insieme…

Immagino che le attività procedano come sempre molto bene!

Vi porto con me nelle strade e negli incontri di ogni giorno e, in un certo senso, è come se ogni persona che incontra me, incontra una piccola parte di voi, e allo stesso tempo, quando tronerò, farete esperienza di incontro, attraverso me, di una piccola parte di coloro che sto incontrando e con cui sto condividendo il mio tempo qui.

Io qui in terra d’africa sto vivendo un’esperienza di parrocchia molto diversa da quella a cui siamo abituati. La parrocchia si stende in un rettangolo di circa 1000×600 km. È immersa nel deserto e ogni weekend partiamo con due dei tre padri comboniani presenti e qualche fedele, per andare a visitare almeno due comunità, lasciando il terzo padre ad Abéché per celebrare con la comunità “madre”. È una missione fatta di incontri, di nomi, di volti, e di sabbia!

Spesso nelle strade polverose (tutte sterrate) ci ritroviamo bloccati a causa della sabbia e si inizia a spalare e spingere la macchina per provare a uscirne in un qualche modo, e riprendere il viaggio! Ma non appena si arriva alla comunità, tutti i membri sono lì ad aspettarti, hanno preparato da mangiare per noi, dei letti in cui dormire e… la gioia è talmente forte che la fatica scompare ed è la gioia dell’incontro, dello stare insieme!

L’altro aspetto profondamente interessante è la condivisione con l’islam. La diocesi di Mongo (di cui Abéché fa parte) si trova nella parte a maggioranza mussulmana del Ciad (la popolazione del paese è divisa circa 50/50 tra mussulmani e cristiani, la maggioranza dei cristiani del paese si trova al sud, mentre la maggioranza dei mussulmani si trova al nord), e quindi qui siamo la minoranza. Ma sono testimone di una vera coabitazione pacifica tra le due religioni. Soprattutto nella zona di Mongo (la regione si chiama Guerà, mentre la regione in cui si trova Abéché si chiama Ouaddai) non c’è distinzione tra mussulmani e cristiani. Essi vivono e crescono insieme. Spesso si verificano matrimoni misti tra le due religione, e a più riprese mi è capitato di condividere pomeriggi o intere giornate con fratelli Mussulmani, senza alcun problema, con la voglia di scoprirsi e di incontrarsi a vicenda. Questa normalità di relazione, che con il nostro occhio Italiano può sembrare davvero strano e quasi irreale, mi ha colpito molto e mi sta arricchendo molto.

Io in questi mesi sto dando una mano in un centro culturale che si chiama Foyer de Jeunes. Il centro culturale è stato creato dai preti Gesuiti che avevano cominciato la missione d’ Abéché, ed è uno dei luoghi di maggiori scambi tra la parrocchia e il mondo Mussulmano, insieme ovviamente alla CARITAS.


In seno a questo centro culturale si è anche formato un gruppo di giovani chiamato “Donons nous la main” che significa “diamoci la mano”, in cui giovani Cristiani cattolici, protestanti e Mussulmani, si ritrovano insieme per camminare insieme sempre più verso una coabitazione pacifica, sempre più minacciata dalle spinte fondamentaliste che arrivano dall’esterno (che siano cristiane o mussulmane poco cambia). Ed è grazie a questo gruppo che il 28 novembre (giornata della coabitazione pacifica delle differenti confessioni religiose, festa nazionale in Ciad) siamo riusciti a organizzare una “Carovana della pace” che ha toccato diverse città della zona intorno ad Abéché, per riuscire a sensibilizzare sempre più la popolazione, specialmente i giovani e i bambini, a proposito di questo tema fondamentale.

Insomma la missione è ricca e stimolante. Non nascondo le difficoltà, i momenti di fatica, ma posso dire con forza che davvero ne vale la pena, come mi diceva un’amica poco prima di partire per spronarmi a donarmi davvero in questa missione. Anche nel cuore dell’africa, partendo in missione, si rischia di accontentarsi, di sedersi, di dirsi “ho già fatto abbastanza”. E ammetto che grazie ai vostri messaggi, al vostro pensiero per me torvo sempre la forza per fare quel famoso “miglio in più”, quel passo in più verso l’altro per scomodarmi, per donarmi davvero!

Quello che più trovo ricco di questa esperienza è lo STARE. Mi sto rendendo sempre più che cio che posso FARE non è importante, e soprattutto non è qualcosa che possa arricchire davvero questo luogo. Non è tanto nel FARE che sto trovando la gioia e il senso di essere qui ad Abéché, ma piuttosto nello STARE. Incontrare le persone, passare dei pomeriggi a parlare con le persone, giocare con qualche ragazzo, scoprire le case delle persone, visitare, ascoltare… insomma semplicemente STARE in mezzo a questo popolo e a questi giovani, che hanno il solo desiderio di accoglierti per quello che sei, con i limiti che hai, con la ricchezza che puoi portare soltanto essendo te stesso…

E credo che questo stile che sto scoprendo sia uno stile che possa arricchire anche la nostra parrocchia. Vi sprono sempre più a cercare prima di tutto lo STARE, piuttosto che il FARE. Conosco bene la nostra città, la nostra mentalità… la nostra routine. Tutti abbiamo da fare, corriamo a destra e a manca, e anche nella parrocchia pensiamo spesso e troppo al fare, e perdiamo la cosa più bella che è lo stare. Che sia lo stare in famiglia, con gli amici, con Dio… è lo stare insieme che da gusto alla vita. Un ragazzo l’altro giorno, mentre tornavamo dalla visita di un’amica, mi diceva “per essere felici basta avere qualcosa da mangiare, e degli amici con cui condividerlo”. Mi ha colpito molto questa frase per la verità e la saggezza che nasconde! Proviamo a rallentare un po’, e a dare più tempo all’altro, che sia un tempo di silenzio, di risa, di pianto… sarà sempre un tempo ricco che ci scalderà il cuore!

                L’altra cosa che mi sta profondamento colpendo di questa cultura, e la cultura della visita. Qui non appena qualcuno è ammalato o perde un parente si parte insieme a visitarlo, a passare un po’ di tempo a condividere questo doloro, questa fatica, ma anche le varie gioie di matrimoni o neonati! Questa pastorale della visita, dell’entrare in casa degli altri, e del fare entrare nella propria casa gli altri, è qualcosa di profondamente ricco e bello. Proviamo ad aprire le nostre case ai nostri fratelli della comunità, proviamo a donarci nella visita degli amici e delle famiglie con cui condividiamo il nostro tempo la domenica… scoprirete una ricchezza incredibile. La relazione si trasforma, passa ad un piano più profondo e ricco!

Vi abbraccio forte! Mi mancate, mi manca il tempo passato insieme, mi mancano i vostri volti, le vostre voci… Tra qualche mese avremo l’occasione di rincontrarci e di riscoprirci!

Vi porto con me in questa terra d’Africa, e vi sprono a essere sempre più portatori di luce, di accoglienza e di amore, in un mondo che sta cadendo sempre più nella paura, nella solitudine, nell’odio.

Siate portatori di quella luce che ci viene affidata dalle persone che prima di noi hanno abitato questa terra. Vi sprono all’apertura, alla scoperta dell’altro, che è faticosa, è rischiosa, ma è ciò che da gusto alla vita e che la riempie di senso. Un altro amico condivideva che secondo lui “la vita non è altro che passare del tempo con gli amici e condividere tempo ed idee”.

On est Ensemble !

A presto !

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